L'efficacia delle piante

L'efficacia delle piante

L'efficacia delle piante officinali è determinata dalla qualità del prodotto erboristico.

La qualità erboristica è data, in primis, dalla "naturalezza" delle piante, cioè da quelle realtà fisiche che ne fanno la differenza in termini di risultato officinale: il tipo di terreno, l'aria, l'acqua, l'esposizione al sole, l'assenza di fattori inquinanti ed altre. Tutto questo si esalta quando la pianta è a crescita spontanea, perché "madre natura" fa crescere il vegetale a "modo suo", secondo i ritmi di un equilibrio primordiale, che ha sempre governato la vita sul pianeta. La pianta a crescita spontanea avrà, quindi, le sostanze del metabolismo vegetale (i principi attivi) molto più potenti. Il principio attivo è una sostanza intima (che si deve estrarre dal vegetale) che, introdotta nell'organismo umano, induce un'azione farmacologica. 

I principi attivi sono prodotti che la pianta accumula come riserva vitale (un serbatoio di energia) o che produce come difesa dalle aggressioni parassitarie (uno scudo sicuro) o che attiva per proteggersi dagli sbalzi climatici (una "sciarpa di lana"). Questi elementi, detti "metaboliti secondari" o principi attivi, estratti in modo congruo dalle radici o dalle cortecce o dalle foglie o dai fiori, sono i componenti che determinano l'efficacia officinale di una pianta. 

Il principio attivo non è sempre presente e non è sempre della stessa potenza erboristica, ma varia a seconda dei fattori che influenzano la vita della stessa pianta. Ecco, allora, che esiste un tempo della "raccolta" del principio attivo: un periodo nel quale le sostanze vitali sono mature e possono essere prese. Questo tempo si chiama "momento balsamico", ovvero rappresenta la "vendemmia" del principio attivo o il periodo della raccolta di quelle caratteristiche intime della pianta che la rendono preziosa per il protocollo terapeutico; è il momento in cui la pianta è al massimo della "produzione" del principio attivo che, maturo per tutte le circostanze climatiche e botaniche, può essere estratto, titolato e reso prodotto erboristico. 

La titolazione è l'esame da laboratorio che indica il profilo qualitativo di un principio attivo ovvero è la precisa determinazione della sostanza attiva più importante di un fitocomplesso. I principi attivi titolati possono essere uniti, se consimili per indirizzo da farmacopea, per formare un prodotto "collettivo". 

L'efficacia erboristica diventa totale quando, per contrastare uno squilibrio organico o per prevenire un "calo" funzionale, si abbinano più prodotti "collettivi" (costituiti da principi attivi di piante diverse). Più composti, realizzati con diversi principi attivi, ma che "mirano" tutti a risolvere un singolo problema, offrono una potenza terapeutica completa e permettono di stimolare i processi di autoguarigione e di riequilibrio del benessere. Possiamo definire un prodotto erboristico di tipo "collettivo", quando è il risultato armonico ed equilibrato della miscelazione di più principi attivi, estratti da piante diverse, ma con le indicazioni terapeutiche consimili. Il prodotto erboristico così formato diventa particolarmente efficace dal momento che avrà uno spettro d'intervento molto largo, con altre peculiarità che arricchiscono l'azione finale. 

Ecco come il mondo vegetale diventa insostituibile entità per il benessere, ricordando che i prodotti devono venire da crescita spontanea; raccolti a mano e nel momento balsamico; identificati e titolati; controllati severamente per la presenza di pesticidi, metalli pesanti e radionuclidi; estratti in modo non traumatico ed inquinante (non devono contenere alcol o altro per non sovraccaricare il fegato quando sono metabolizzati); devono avere un controllato processo di concentrazione e possedere la certificazione della stabilità. Nel rispetto di queste regole, un prodotto diventa Mei.

G.M.

 

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Friday, 22 September 2017